Gemini Man Gemini Man e l’insanabile separazione tra immagini e vita La domanda che pone Ang Lee è chiara e netta: l'ultima evoluzione del cinema passa per la sua stessa negazione?
Jodorowsky Pillole: la Psicomagia anti-surrealista di Jodorowsky nasce dalle immagini Se la psicomagia non può essere utilizzata per comprendere il cinema di Jodorowsky, si può utilizzare la sua filmografia come un manuale di psicomagia
Quentin Tarantino C’era una volta a... Hollywood è un film altalenante ma dalla tenerezza inedita C’era una Volta a… Hollywood è un film autosufficiente, in grado di emanciparsi dalla trama e dall’intreccio
Venezia 76 Venezia 76, La mafia non è più quella di una volta: Maresco “scettico di merda” Maresco restituisce dignità a figure squallide attraverso il mezzo cinematografico, utilizzando le inquadrature di Dziga Vertov e illuminandoli con la fotografia di Joseph MacDonald
Marriage Story Venezia 76, Marriage Story: il film migliore di Baumbach rincorre Bergman e Allen Se generalmente prendere nettamente le difese di uno dei propri personaggi non è la cosa migliore da fare quando si fa un film, Noah Baumbach con in Marriage Story mette in scena il divorzio tra Charlie (Adam Driver) e Nicole (Scarlett Johansson) per riflettere sulla sua separazione (reale) dalla moglie
Venezia 76 Venezia 76, About Endlessness: il “cinema di caduta” di Roy Andersson si fa cornucopia In ogni film di Roy Andersson c’è sempre il “momento della caduta”, quella scena in cui uno dei personaggi, per un motivo qualsiasi, finisce al suolo
Martin Eden Venezia 76, Martin Eden: l’adattamento “verista” di Pietro Marcello Il film, essendo ambientato in Italia, perde quella dimensione marinaresca dell’opera originale e viene ricondotto ad una dimensione, quella bucolica, che Marcello aveva già esplorato con il suo cinema
The New Pope Venezia 76, The New Pope: il Dio di Sorrentino ci salva attraverso l’eutanasia I due episodi di The New Pope proiettati a Venezia 76 sono attraversati da un senso di tristezza e disperazione molto diverso da quello che invece incombeva sui lavori più recenti di Paolo Sorrentino
Joker Venezia 76, Joker: il film di Todd Phillips cede alla retorica che vorrebbe distruggere Il film di Todd Phillips fallisce nel momento in cui “a joker” diviene definitivamente “the Joker”.
J'Accuse Venezia 76, J’Accuse: quella di Polanski è un’indagine condotta da spettatore Il cinema di Polanski si basa sulla costante produzione di immagini.
La vérité Venezia 76, La vérité: Kore’eda compie la sua mimesi ma si svela con un’immagine Il primo film “occidentale” (per la precisione, europeo) di Hirokazu Kore’eda sembra essere scritto e diretto da Olivier Assayas.
Il Signor Diavolo Il Signor Diavolo, l’horror padano di Avati fatto di immagini che scompaiono Il Signor Diavolo è un film di apparizioni. Così Avati non permette alle sue immagini di formarsi sulla retina di chi guarda, le rimuove e le sostituisce continuamente.
Xavier Dolan Un Dolan ipertrofico sulla possibilità di raccontarsi solo in relazione con gli altri Paradossalmente, nel “cinema di solitudine” di Xavier Dolan sembra impossibile pensare davvero “soli” i personaggi, che sono invece sempre circondati da gente con la quale si devono relazionare
Toy Story 4 Toy Story 4 e il valore della sottrazione: il bisogno di perdere qualcosa per strada Toy Story 4 sfrutta l'espediente Pixar più classico ed abusato (mettere i propri personaggi nella condizione di dover lottare continuamente per rimanere uniti) e lo disinnesca progressivamente, mettendo in discussione la necessità stessa di rimanere uniti per sempre.
I Morti non Muoiono The Dead Don’t Die, gli indicibili tormenti dei mortali secondo Jarmusch The Dead Don't Die non è L'Alba dei Morti Viventi, né tantomeno L'Alba dei Morti Dementi. Piuttosto L'Alba dei Morti Indolenti.
Dolor Y Gloria Con Dolor y Gloria il cinema di Almodóvar torna al suo massimo splendore Dolor Y Gloria è uno dei film più significativi della filmografia di Pedro Almodóvar
Noi Noi, il cinema di Jordan Peele: i cambiamenti di una società nascono prima in casa Dopo aver “conquistato” nel primo film l'indipendenza dai padroni bianchi, adesso Jordan Peele, intelligentemente, pone i suoi protagonisti in un mondo che li vede già integrati: sono amici dei bianchi e vanno in vacanza con loro.
Bentornato Presidente Bentornato Presidente è cinema (im)popolare della migliore fattura Quello di Stasi e Fontana è il “cinema del cambiamento”. Il cui motto araldico può essere solo uno: “Maledetti!”.
Agnès Varda In memoria di Agnès Varda Addio alla decana del cinema francese, cineasta geniale ancora attiva all'età di 90 anni.
Dumbo Dumbo di Tim Burton sabota dall’interno i colossi dell’intrattenimento In questo remake che gioca tutto sull'analogia metacinematografica di un piccolo studio indipendente che viene fagocitato da una grande multinazionale, emergono tutte le contraddizioni della carriera di Tim Burton.
Peterloo In Peterloo di Mike Leigh la retorica dei personaggi modifica la loro fisionomia In Peterloo ogni frase pronunciata dai personaggi cambia il loro aspetto, la fisionomia del loro volto. La retorica comporta una modificazione nel corpo che la accoglie, nel viso che la veicola.
Gloria Bell Gloria Bell, Sebastián Lelio rifà se stesso trovando una inedita vena sognante Il remake di Lelio racconta di nuovo di una donna in là con gli anni, sola ma in cerca ancora di qualcosa, eppure stavolta quella medesima storia sembra essere pervasa da un'atmosfera sognante assente nell'originale
The Guilty The Guilty, thriller telefonico nel segno di Locke che costruisce invece di demolire A differenza di Locke di Steven Knight, The Guilty non "demolisce" ma "costruisce" qualcosa (l'intreccio e la tensione) e procede per accumulazione (di indizi e colpi di scena).
Jules e Jim Jules e Jim torna in sala conservando intatta la sua “tensione geometrica” Jules e Jim è attraversato da una “tensione geometrica”: la spigolosità euclidea della narrazione viene contrastata dagli ampi movimenti di macchina, dalle traiettorie circolari che i personaggi disegnano su schermo, dalle curve degli oggetti in scena
La casa di Jack La Casa di Jack, lo “snuff movie” di Von Trier scava la carne ma non trova nulla Enrico Ghezzi scriveva nel 1997 che ogni film è in realtà uno “snuff movie”, perché d’altronde già la vita stessa lo è. È il film in cui “si vedono insieme il corpo e l’anima”, che rende superflua “l’operazione mentale di distacco e riconoscimento”, tanto da non richiedere