Il Primo Re Il Primo Re, il film di Rovere dilata i tempi come il nuovo cinema di violenza impone Il Primo Re non vuole suscitare l'eccitazione nello spettatore attraverso l'esibizione della violenza, ma decide invece di dilatare i tempi come avviene nel cinema violento contemporaneo.
La Favorita Lanthimos compie il definitivo passo verso Hollywood con La Favorita La Favorita, il primo film compiutamente hollywoodiano di Yorgos Lanthimos, è finalmente un’opera onesta nei confronti dello spettatore.
Creed Creed II è un film su Viktor e Ivan Drago (nonostante il titolo) Il vero fulcro di Creed II non è la vicenda di Adonis e Rocky, bensì la parabola dei loro due sfidanti: Viktor e Ivan Drago. Sono loro stavolta i perdenti con una grande occasione di riscatto.
Glass Glass, la trilogia di Shyamalan si conclude senza tradire la sua origine Glass, esattamente come il primo film della trilogia che ora conclude, non è un film di supereroi ma un film sui supereroi.
Benvenuti a Marwen Benvenuti a Marwen è il primo film “mo-cap” di Zemeckis che al realismo preferisce la finzione Per la prima volta Zemeckis rende volutamente finti i movimenti dei suoi attori digitali, non cerca il realismo nelle loro azioni ma invece rimarca il fatto che questi pupazzi non siano delle vere persone.
La notte di 12 anni La notte di 12 anni, “body horror” che fa percepire la violenza senza esibirla Il nuovo film di Brechner sembra fare quello che già faceva Lav Diaz: prendere un genere proprio del cinema di serie B per piegarlo alla propria visione, ma senza negare a chi guarda le sensazioni che il genere dovrebbe far provare
Speciali Gli Uccelli di Hitchcock torna al cinema restaurato: analisi di un capolavoro Gli Uccelli, tra i film più conosciuti di Hitchcock, torna in sala con una versione restaurata.
Vice Vice somiglia ad un “political drama” di Aaron Sorkin montato da Michael Moore Vice, come già La Grande Scommessa, è un film di “omissis”, che ci nega alcuni passaggi della narrazione perché impossibili da ricreare se non ricorrendo alla finzione e all’invenzione.
Il meglio del 2018 Il meglio del 2018: i cinque film più belli I cinque migliori film del 2018 per Stranger Than Cinema
Il meglio del 2018 Il meglio del 2018: i cinque film da rivalutare Prosegue la retrospettiva di Stranger Than Cinema dedicata ai migliori lavori cinematografici del 2018: adesso è il turno dei titoli da rivalutare.
Il meglio del 2018 Il meglio del 2018: i cinque migliori film animati Prosegue la retrospettiva di Stranger Than Cinema dedicata ai migliori lavori cinematografici del 2018. È il turno dei cinque migliori film di animazione.
Il meglio del 2018 Il meglio del 2018: i cinque film che (forse) non avete visto Il primo pezzo per lo speciale “Il meglio del 2018” è dedicato ai film che (forse) vi siete persi durante il corso dell'anno
Bumblebee Bumblebee, l'approccio da animatore di Knight sostituisce il titanismo di Bay Nonostante il suo Bumblebee sia immerso in una atmosfera anni ’80 spesso smaccatamente nostalgica, Travis Knight sembra più rifarsi ad un certo cinema di animazione che ai cult della Amblin di quegli anni.
Cold War Cold War, il bianco e nero diegetico di Pawlikowski per un capolavoro apolide Se il bianco e nero di Ida, con le sue sfumature morbide e poco contrastanti, era un bianco e nero estetizzante, adesso quello di Cold War è quasi prosaico, diegetico, narrativo.
Robert Redford Old Man & The Gun, la storia “quasi vera” del ladro Redford che ruba recitando Guardando Old Man & The Gun, non riusciamo mai effettivamente a capire come sia stato possibile per Forrest Tucker mettere a segno così tanti colpi, eppure alla fine del film non si potrà che esserne convinti.
Santiago, Italia Santiago, Italia: il “parziale” Nanni Moretti fra individualismo ed individualità "Santiago, Italia" condanna l’individualismo del nostro tempo (indicato come il male da eradicare) ma esalta l’individualità di uomini e donne che, proprio attraverso le loro vicende strettamente personali ed i loro ricordi più intimi, ricostruiscono un pezzo di Storia
Red Zone Red Zone - 22 Miglia di fuoco, la recensione: “Iko is not your amigo” La dimensione seriale in cui si inserisce Red Zone spinge Berg a cambiare il suo cinema alla base: i personaggi non possono più essere eroi occasionali.
Tutti lo sanno Tutti lo sanno, il melò di Asghar Farhadi fra soap e grande cinema Come in ogni film di Asghar Farhadi, anche in Todos lo saben sembra che gli snodi cruciali della narrazione non si risolvano nel film, ma fuori da esso.
Soldado Soldado è un (bel) film che aderisce con efficacia al processo di “serializzazione” Soldado è per ovvie ragioni la razionalizzazione di un film complesso e denso, che in nessun modo prevedeva la realizzazione di un sequel se non per le logiche commerciali di serializzazione
Ceylan L’albero dei frutti selvatici, la cicatrice di ciò che poteva essere e non è stato Ne L'albero dei frutti selvatici è come se ci fosse un film possibile che però non ci è concesso guardare, uno che narra una vicenda diversa da quella che invece Ceylan sceglie di farci vedere
First Reformed First Reformed, il film di Schrader che si fa immagine sacra Quello di Schrader è un film sull'accumulazione di emozioni e dolori, alla quale associa un processo di scarnificazione che spoglia man mano le immagini sino ad inquadrare l'essenziale
Hold the dark La morte come esperienza spirituale, Hold the Dark nasconde le colpe nella neve Saulnier con il suo noir glaciale sembra voler fondere in unico film, un po’ “revenge movie” come Blue Ruin e un po’ “survival” come invece era Green Room, i suoi due lavori del 2013 e del 2015.
Blackkklansman BlacKkKlansman è un saggio sulla forza delle immagini e delle parole Quello di Lee è un vero e proprio saggio sulla forza delle immagini, quelle che vediamo al cinema o quelle sui giornali, sulla loro valenza pedagogica e sui rischi nocivi della loro diffusione.
Kore'eda Un affare di famiglia, quello di Kore’eda è oggi il cinema più sofisticato possibile La forza del cinema di Kore’eda sta quindi nella scelta di non costringere mai lo spettatore a comprendere i personaggi che osserva, ma di lasciare invece a chi guarda la libertà di aderire naturalmente al loro punto di vista
Gus Van Sant Don’t Worry, il film di Gus Van Sant sulla “rinascita” si regge sui suoi attori Don’t Worry (He Won’t Get Far On Foot) trova il suo fascino nella descrizione che fa di un uomo che tradisce sempre le aspettative di chi lo osserva da fuori e lo giudica sulla base dell’idea che si è fatto superficialmente di lui