Thomas Vinterberg Un altro giro | il cinema di Thomas Vinterberg si fa salto, esercizio atletico sull’orlo dell’eccesso I personaggi di Vinterberg cercano l’abiezione, la vogliono per loro stessi, al di là dei vantaggi che vi trovano, per una propensione vertiginosa nella quale si perdono non meno totalmente del mistico che nell’estasi si perde in Dio.
Arnaud Desplechin “Roubaix, une lumière” è un polar asociale in lotta con la sua origine documentaristica Arnaud Desplechin torna ancora una volta nella sua città natale per realizzare quello che è il primo polar della sua carriera.
I Miserabili I Miserabili di Ladj Ly non lancia la molotov e nega il “gesto brechtiano” Fin dai primi minuti de I Miserabili sembra che Ladj Ly, prima ancora che lo spettatore, non aspetti altro che uno sparo nella direzione sbagliata.
Cannes Sorry We Missed You, il cinema di Ken Loach commuove con le dissolvenze a nero Nelle dissolvenze a nero di Sorry We Missed You emerge tutto il radicale pessimismo di chi non crede alla possibilità di correzione del capitalismo
Quentin Tarantino C’era una volta a... Hollywood è un film altalenante ma dalla tenerezza inedita C’era una Volta a… Hollywood è un film autosufficiente, in grado di emanciparsi dalla trama e dall’intreccio
I Morti non Muoiono The Dead Don’t Die, gli indicibili tormenti dei mortali secondo Jarmusch The Dead Don't Die non è L'Alba dei Morti Viventi, né tantomeno L'Alba dei Morti Dementi. Piuttosto L'Alba dei Morti Indolenti.
Dolor Y Gloria Con Dolor y Gloria il cinema di Almodóvar torna al suo massimo splendore Dolor Y Gloria è uno dei film più significativi della filmografia di Pedro Almodóvar
La casa di Jack La Casa di Jack, lo “snuff movie” di Von Trier scava la carne ma non trova nulla Enrico Ghezzi scriveva nel 1997 che ogni film è in realtà uno “snuff movie”, perché d’altronde già la vita stessa lo è. È il film in cui “si vedono insieme il corpo e l’anima”, che rende superflua “l’operazione mentale di distacco e riconoscimento”, tanto da non richiedere
Cold War Cold War, il bianco e nero diegetico di Pawlikowski per un capolavoro apolide Se il bianco e nero di Ida, con le sue sfumature morbide e poco contrastanti, era un bianco e nero estetizzante, adesso quello di Cold War è quasi prosaico, diegetico, narrativo.
Tutti lo sanno Tutti lo sanno, il melò di Asghar Farhadi fra soap e grande cinema Come in ogni film di Asghar Farhadi, anche in Todos lo saben sembra che gli snodi cruciali della narrazione non si risolvano nel film, ma fuori da esso.
Ceylan L’albero dei frutti selvatici, la cicatrice di ciò che poteva essere e non è stato Ne L'albero dei frutti selvatici è come se ci fosse un film possibile che però non ci è concesso guardare, uno che narra una vicenda diversa da quella che invece Ceylan sceglie di farci vedere
Blackkklansman BlacKkKlansman è un saggio sulla forza delle immagini e delle parole Quello di Lee è un vero e proprio saggio sulla forza delle immagini, quelle che vediamo al cinema o quelle sui giornali, sulla loro valenza pedagogica e sui rischi nocivi della loro diffusione.
Kore'eda Un affare di famiglia, quello di Kore’eda è oggi il cinema più sofisticato possibile La forza del cinema di Kore’eda sta quindi nella scelta di non costringere mai lo spettatore a comprendere i personaggi che osserva, ma di lasciare invece a chi guarda la libertà di aderire naturalmente al loro punto di vista
Una luna chiamata Europa Una luna chiamata Europa, i migranti volano nel visionario film ungherese Come spesso avviene per i film che provengono da Paesi che vivono una difficile crisi sociale, sarebbe facile ridurre anche la nuova opera di Kornél Mundruczó ad una allegoria dell’Ungheria di Orbán. Eppure Mundruczó sembra non avere alcuna voglia di schierarsi, realizzando invece un film che insegue le grandi
Lazzaro Felice Alice Rohrwacher firma con Lazzaro Felice il suo film più ambizioso (e meno efficace) Quando la dimensione di favola, che fino ad allora il film voleva solo suggerire, irrompe nella narrazione con il suo immaginario surreale, Lazzaro Felice abbandona le idee che sembrava avere a cuore dall’inizio
Roman Polanski Quello che non so di lei è il “film nascosto” di Roman Polanski Il nuovo film di Polanski non appassiona mai, ma sembra nascondere tra le sue pieghe una operazione teorica e cerebrale.
Cinema Happy End è un compendio della carriera di Michael Haneke ma con uno sguardo nuovo Happy End presenta quelli che sono stati i protagonisti del cinema di Haneke mostrandoli per quello che sono nella normalità e senza invece spingerli agli estremi della loro escoriazione.
Cannes The Square, la Palma d'Oro 2017 è dissacrante ma non sempre brillante The Square di Östlund è solo tangenzialmente una commedia sul mondo dell'arte contemporanea ed è in realtà un prosieguo del suo discorso sullo sgretolamento della virilità cominciato con Forza Maggiore.