Brad Bird è oggi il solo in Pixar che ancora scrive e dirige i suoi film. Gli Incredibili 2, come già il suo predecessore, è quindi cinema di massa (quello davvero in grado di sbancare al box-office) ma è anche un cinema personale, che ha premura di narrare le cose che sono nel cuore di chi quel cinema lo pensa e lo realizza. Il nuovo film della Pixar, in maniera solo in apparenza pigra, ricopia la sinossi del film originale del 2004 (ci sarà un fan della famiglia che la convincerà di nuovo ad indossare le calzamaglie da supereroi in un mondo dove farlo è ancora illegale) ma saranno le conseguenze delle azioni dei personaggi ad essere diverse. L’America de Gli Incredibili 2 è per forza di cose uguale a quella del film originale, perché sono pochissimi i mesi che separano le vicende del primo da quelle del secondo, eppure il sequel riesce comunque ad aggiornarsi non solo aderendo ad nuova visione del mondo (l’America di oggi, quella vera, è invece diversissima da quella di 14 anni fa) ma anche facendo proprio il linguaggio dei cinecomic moderni (all’epoca de Gli Incredibili non c’erano ancora MCU o DCU). Quindi, a differenza del primo, non è più Bob il personaggio principale, quello su cui si regge il film, ma sua moglie Helen (e quasi ogni azione cruciale nel film avverrà per mano di donne).

Come nel primo episodio, ogni pericolo e sfida serve ai personaggi per ripensare il proprio ruolo nel gruppo (e nel nucleo famigliare), ma Brad Bird inserisce nella narrazione de Gli Incredibili 2 anche il problema che riguarda la percezione che le persone comuni hanno dei supereroi (un passaggio su cui oggi non è più possibile sorvolare e sui cui già si sono spesi numerosi film Marvel e Dc). La domanda però non è se degli eroi capaci di compiere le azioni più impensabili siano o meno un pericolo per le persone, ma se invece non siano proprio le persone a voler delegare ogni faccenda che li riguarda a uomini e donne in grado di fare cose che loro possono solo immaginare (e di guardare da fuori i successi che collezionano con uno sforzo non paragonabile a quello che compierebbe una persona qualunque). Come quasi sempre avviene nei film Pixar le “persone” non sono scindibili dal “pubblico” e la percezione che le persone hanno dei supereroi va di pari passo con la percezione che il pubblico ha dei film che li riguardano (ne Gli Incredibili 2 le immagini che passano su schermi e display spesso sono fasulle ed ambigue, ma negli snodi principali si rivelano anche le uniche in grado di dare un senso a ciò che vediamo).

Con il sequel del suo successo più clamoroso, Brad Bird si conferma non solo in grado di realizzare film complessi ed unici, ma anche un abile uomo di cinema che conosce le nuove esigenze del pubblico e le cose che oggi più funzionano nei generi a cui il suo film rimanda. Il personaggio che convincerà i membri della famiglia Parr a riprendere i panni de Gli Incredibili sarà un ricco uomo d’affari che deciderà di dare loro una nuova lussuosa casa da usare come “base”, proprio come farebbe il ricco impresario della Marvel con i suoi colleghi Avengers. Ed è Jack-Jack, il dolcissimo bambino che nel film originale aveva un ruolo marginale da “comic relief”, a prendersi la scena in numerose occasioni e a svolgere quella funzione di “personaggio-brand” che hanno ad esempio i Minions nella serie di Despicable Me.

Anche la decisione di affidare alla madre di famiglia il ruolo di leader del gruppo non si rivela superflua, ma Bird la rende un mezzo per proporre una concezione di azione diversa da quella che invece animava il primo episodio, in cui alla forza maschile si preferisce il dinamismo femminile. Senza ombra di dubbio Gli Incredibili 2 riesce a fare al meglio ciò che ogni cinecomic vorrebbe fare: unire l’azione all’umorismo. E lo fa non solo cercando la freddura o lo scambio comico fra i personaggi, ma anche disegnando scene in grado di far ridere per ciò che si vede e non per ciò che si dice (che poi è il grande valore dei film Pixar, che non dicono ciò che non riescono a far vedere ma invece fanno vedere ciò che vogliono dire).

Come quasi ogni film Pixar anche ne Gli Incredibili 2 non ci saranno colpi di scena imprevedibili (anzi, quello principale è fra i più prevedibili) né si avrà mai l’impressione che i villains possano davvero avere la meglio sui buoni. Brad Bird, che conosce bene sia il cinema di animazione che quello dal vero, riesce ad immaginare sequenze e coreografie che sarebbero impossibili da realizzare senza i mezzi della cgi. Ma come il suo Mission Impossible era prima di ogni cosa un film d’azione, in cui si inserivano alcuni dei meccanismi propri del cinema d’animazione, così Gli Incredibili 2 non è un film di supereroi. Riprende dai cinecomic solo ciò che serve rimanendo un film Pixar al 100%.