Cannes 74 | in conversazione con Tilda Swinton: “Sono una dilettante e ne vado fiera”

“Ho sempre avuto l’impressione che nel cinema si debba andare oltre i confini prestabiliti, trascendere le nostre esistenze, essere liberi, non limitarsi a un’età o a un genere. Si tratta di giocare. Per me recitare non è un lavoro, non ho mai studiato per diventare un’attrice e non posso definirmi una professionista. Voglio essere libera di interpretare il ruolo di una donna di 150 anni, così come quello di un uomo. Tutto nel cinema è fantasia, anche la cosa che ci appare più vicina alla realtà. Quando i bambini si vestono per recitare in casa, non si pongono alcun limite. E noi dobbiamo essere così. I ‘veri attori’ potrebbero negarlo per orgoglio professionale, ma io sono una dilettante e ne vado fiera”.

Con queste parole Tilda Swinton, presente alla 74esima edizione del Festival di Cannes con ben cinque film in Selezione Ufficiale, ha introdotto l’incontro organizzato da Kering per il progetto Women In Motion, piattaforma d’elezione per lottare contro le disuguaglianze, salariali e non solo, nel campo della cultura. “Ci sono sempre state registe donne e sempre ci saranno”, ha spiegato l’attrice. “In passato ci sono state molte donne potenti nell’industria cinematografica, sulle quali il mio amico Mark Cousins ​​ha realizzato una bellissima serie di documentari. Ci sono costumiste, sceneggiatrici, direttrici della fotografia. Quando ci preoccupiamo della mancanza di donne nell’industria, di solito pensiamo solo al numero di registe selezionate per i festival, ma dobbiamo guardare al quadro generale. Abbiamo ottenuto molto, questo va detto, ma dobbiamo cercare di amplificare questa nostra presenza. Penso che il più grande problema oggi sia quello della disparità salariale tra uomini e donne, nel campo del cinema come in tantissimi settori. È su quello che bisognerebbe lottare adesso”.

L’attrice è la protagonista del nuovo film di Apichatpong Weerasethakul, Memoria, sul quale il cineasta tailandese lavora da moltissimo tempo: “Non mi sento un’attrice professionista anche perché non scelgo mai i ruoli, ma le persone con cui lavorerò. Io amo da sempre il cinema di Apichatpong Weerasethakul ed ero nella giuria che gli ha assegnato un premio per Tropical Malady nel 2004. È in quel momento che abbiamo fatto amicizia e ci siamo detti che prima o poi avremmo realizzato un film insieme. Sono passati 16 anni ed eccoci qui. Cerco di circondarmi di nerd come me. Sono una fanatica, amo molto il cinema sperimentale ma sono affascinata dalle grandi produzioni. I primi film che ho visto sono stati Bambi e Mary Poppins. Mi è sempre piaciuto conoscere i trucchi di quel mondo lì, dei grandi studios. Ricordo quando girai il primo Le cronache di Narnia, diretto da Andrew Adamson, che aveva già fatto Shrek. Era il suo primo film di quel calibro, con tutte quelle persone. E non sapeva come sarebbe riuscito a gestire tutto. Anche in quel caso, quindi, non è stato diverso dal lavorare ad un film sperimentale. Solo che eravamo 1500 persone in una tenda per il pranzo. Anche Costantine, di cui io e Kenau Reeves vorremmo tanto un seguito, era una grande produzione ma che sperimentava nuovi effetti visivi. Mi piace lavorare con registi che non sanno sempre quello che devono fare e come lo devono fare, che si trovano in difficoltà davanti a qualcosa di nuovo. Mi emoziona essere accanto a loro nel momento in cui trovano la soluzione per una scena che non riuscivano a risolvere. Essere lì presente quando avviene la magia”.

È però il doppio film The Souvenir di Joanna Hogg il progetto presentato a Cannes che è più vicino al cuore di Tilda Swinton. “La mia relazione con Joanna è molto tenera”, ha sottolineato l’attrice. “È una amicizia che risale all’infanzia, quando avevamo undici anni, molto prima dell’inizio delle nostre rispettive carriere. Si sono sviluppate passioni comuni, soprattutto per il cinema, e ho persino recitato nel suo film per il diploma, in cui indossavo le stesse scarpe che ho indossato per The Souvenir. Abbiamo già un nuovo progetto in lavorazione per il prossimo anno di cui però non posso dire molto”. Cosa aspettarsi quindi nel prossimo futuro da Tilda Swinton? “Non costruisco una carriera pensando a chi interpreterò. Io parlo, discuto, sono più ricettiva che creativa. Se penso, invece, al futuro nella mia vita privata, beh, vorrei finire di ristrutturare la mia cucina e poterci finalmente cucinare”.

Ma è il futuro del cinema, più che quello della sua filmografia, ad interessare Tilda Swinton: “Il mio desiderio più grande è quello di vedere nascere nuove sale cinematografiche, soprattutto in posti sperduti, come risposta al desiderio di cinema dopo la pandemia. E vorrei che fossero proprio le piattaforme streaming a finanziarle, perché così dimostrerebbero di essere davvero interessate al cinema”.